San Giovanni non fa inganni!

Nemmeno se diventa un prosciutto, anzi, il miglior prosciutto cotto d’Italia. Angelo Capitelli non è un normale creatore e commerciante di salumi. Non so perché, ma fin da quando l’ho conosciuto tendo a immaginarlo più come un “artigiano- inventore”. Salumi Dop e prodotti della tradizione gli stanno stretti. Lui guarda più i là. E non è un caso che una delle sue creazioni, appunto “San Giovanni”, si sia riconfermato il miglior cotto d’Italia 2020.

Il team di Guida Salumi d’Italia de l’ espresso dopo una scrupolosa e severa indagine ha premiato la “top eleven” dei salumi d’Italia 2020. Una super selezione che ha portato alla luce 11 eccellenze, un dream team di salumi che in degustazione hanno ottenuto il maggior punteggio nella storia delle 3 edizioni del 2013, 2017 e 2019.

Angelo Capitelli

In effetti miglior regalo di natale non potevo ricevere e nemmeno potevo immaginare. Per il secondo anno consecutivo il San Giovanni ottiene questo riconoscimento.

Le “lauree” sono state assegnate nel prestigioso contesto della Cantalupa di Brusaporto dei Fratelli Cerea che, per l’occasione, hanno interpretato le 11 eccellenze nei piatti preparati ad hoc. Un appuntamento importante dunque, per fare il punto sulla salumeria italiana di qualità e continuare a dare voce a un comparto unico al mondo.

Questo premio è la riconferma di un percorso che ho iniziato nel 1996 con il desiderio di poter far mangiare alla gente il cotto d’altri tempi, quello che nessuno faceva più.

Il San Giovanni di Capitelli è ottenuta dalla coscia intera di suino padano. Viene prodotto esclusivamente con cosce nazionali di suini nati ed allevati in Italia. La salatura avviene a mano e la procedura è quella antica della “salatura in vena” con l’arricchimento di soli aromi naturali. La fetta è ampia con la carne di un bel colore rosato e con del grassetto che lo rendono ancora più speciale. Morbido e delicato, aromatizzato con spezie e verdure fresche, viene realizzato con una ricetta (nel caso del San Giovanni al miele) che prevede l’utilizzo del miele al posto dello zucchero.

Giorgio Lambri, pag. 35 di “Libertà” di domenica 8 dicembre 2019